L’equivoco del Weeaboo / Otaku italiano

L’equivoco del Weeaboo / Otaku italiano

Non tutti i chan sono uguali

Andrea Corinti

Questa faccenda me la porto dietro abbastanza spesso, più o meno da quando qualche anno fa ho scoperto il termine weeb o weeaboo (agevolo definizione dell'urban dictionary)

In buona sostanza è una versione più offensiva e 'merigana di quell'otaku (おたく) che andava tanto di moda pure da noi nei primi anni 2000, tanto da assumere persino una connotazione positiva con buona pace del significato originale (se vogliamo, qualcosa di analogo a quanto successo con il termine nerd).

Se non sbaglio galeotto fu 4chan (che d'altronde in prospettiva credo abbia fatto più danni di Striscia la Notizia su larga scala) e beh, bisogna senz'altro ammettere che la base dello stereotipo è reale, come sa bene chiunque abbia frequentato il Lucca Comics o qualche fumetteria negli ultimi decenni.

Tuttavia, la provenienza USA del gergo (talvolta importato goffamente anche da noi e in altri paesi, com'è tipico della sottocultura della rete) dovrebbe far drizzare un attimo le antenne.

L'animazione giapponese in Italia

topo-gigio-anime

Se negli USA la Japanimation inizierà davvero a carburare su vasta scala solo dai tardi anni '90 in poi, in Italia il fenomeno è partito sin dagli anni '70 con numeri via via più gargantueschi:

importare Anime costava evidentemente poco sia per la RAI che in seguito per le millemila TV private (tra cui ovviamente Mediaset), di conseguenza almeno un paio di generazioni sono state letteralmente svezzate da quel tipo di discorso...Ma non solo:

topo-gigio-anime

A titolo di excursus personale, ricordo bene quanto mia nonna (classe '22, pace all'anima sua) si appassionò a quella telenevoleona di Candy Candy. E d'altronde, mia madre mi raccontava che lo stesso era accaduto nei tardi anni '70 con Ascolta sempre il cuore Remì, tristissimo cartone TMS che appassionò financo la mia bisnonna, donna nata sul finire del 1800!

Sono sicuro che nelle vostre famiglie ci siano storie simili considerando la centralità della TV nel '900 italiano, dove certe opere venivano fruite e assorbite non per chissà quale motivo, ma perché erano gratuite, appassionanti e popolari nel più alto senso del termine.

Pensandoci, è un po' quello che successe con Twin Peaks, vista da mezza Italia e da persone che non hanno tuttora la minima idea di chi fosse David Lynch.

Zorro! Topo Gigio!

Zorro-anime

Tra gli anni '80 e '90 ci furono addirittura interessanti esperimenti di coproduzioni italo-giapponesi (e svizzere):

a memoria, ricordo Zorro e soprattutto Bentornato Topo Gigio, dove la RAI lavorò a quattro mani con Nippon Animation in un peculiare sodalizio.

Nel mentre, negli USA pensavano di proporre un atroce remake de I Cavalieri dello Zodiaco, tale Guardians of the Cosmos.

Guardians-of-the-Cosmos

Visto?

Vi sanguinano gli occhi?

Bene, aspettate di vedere cos'avevano escogitato per il live action...

Ma probabilmente era del tutto sensato per l'epoca e il target di riferimento, che per forza di cose risulta parecchio diverso dal nostro.

Ovviamente in Italia pure i cartoni americani abbondavano, intendiamoci (perché appunto si distribuiva la qualsiasi senza troppe cerimonie) ma da un certo momento in poi credo che l'abitudine ai linguaggi del Sol levante sia diventata più naturale di quelli utilizzati in He-man o le Tartarughe Ninja.

Le conseguenze

MTV-Anime-Night

Infatti, arrivando in tempi più recenti, è impossibile non citare l'impatto dell'MTV Anime Night o le miriadi di repliche di Kenshiro o L'Uomo Tigre nelle varie TV locali che spesso e volentieri anticipavano il colosso Mediaset o la stessa MTV.

Più o meno nello stesso periodo, avremo in parallelo l'esplosione del mercato manga (arrivato parecchio più tardi), Dragon Ball, l'avvento della PlayStation e del Game Boy con Pokémon...

Ecco, qui in verità le cose cominciano ad andare di pari passo un po' in tutto il mondo, con l'importante differenza che, rispetto agli USA, l'Italia era già stata incosapevolmente abituata da decenni a un certo tipo di stile e linguaggio.

Chiedete a un vostro zio Gen X / Millennial se ha mai visto uno schermo nero con:

つづく

(se dice di no, scappate, quello non è vostro zio!)

Le parentele

Lupin

Oltre a tutta questa manfrina, pur parlando di paesi e culture lontanissimi, è interessante notare quanti intrecci avvicinino Italia e Giappone:

  • La disastrosa esperienza bellica nella seconda guerra mondiale
  • Paesi montuosi a sviluppo costiero, soggetti a parecchi rischi naturali
  • Un retaggio "feudale" ancora duro a morire nella mentalità di molta gente
  • Un animo tendenzialmente conservatore, con un approccio familistico alla cosa pubblica
  • Corruzione e mafie inserite nel tessuto imprenditoriale / sociale
  • Storia estremamente patriarcale con un maschilismo di fondo duro a morire
  • La longevità e l'anzianità delle popolazioni
  • L'influenza degli USA (arieccoli) e l'importanza strategica dei due paesi durante la Guerra Fredda
  • Importanza culturale della cucina
  • Eccellenze nell'artigianato
  • Enorme debito pubblico
  • Soft Power culturale legato a turismo, arte, moda, cibo e intrattenimento

i classici opposti che si attraggono praticamente e, anche per questo, vale la pena notare quanto il discorso sia traducibile anche con i nostri cugini d'oltralpe:

non per niente la Francia è legata a doppio filo con l'intrattenimento nipponico, forse ancora più dell'Italia stessa.

Meloni-chan Macron-One-Piece

certo a loro è andata meglio: il disegno autografato di Oda tra qualche secolo se la potrebbe giocare con la Gioconda

Morale

Anche se certe manie esasperano, sarei molto cauto nell'utilizzare termini importati dagli Stati Uniti per definire il fenomeno nostrano:

negli ultimi vent'anni il villaggio globale del web ha certamente appiattito un po' il discorso, ma non dimenticatevi che nel nostro paese abbiamo trasmesso Capitan Harlock quasi in contemporanea col Giappone e 'sta cosa ha un peso!

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