L’Odissea di Nolan

L’Odissea di Nolan

Impressioni a caldo su un peplum in anno domini 2026

Andrea Corinti

Sono appena uscito dal cinema quindi sarà una bloggata molto istintiva, occhio!

Ve li ricordate i Batman di Nolan?

Vabbè dai, domanda retorica...

Sì ma questo post non è sull'Odissea? Non partire con filippiche sul regista eh!

No no ecco, tentiamo di stare in un paio di paragrafi:

i Batman di Nolan sono bellissimi, ma faccio parte di quella scuola di pensiero che ritiene che con il Batman fumettistico c'entrino il giusto (pure quello di Miller, probabilmente il parente più stretto) e che sostituendo Batman con un generico giustiziere starebbero tranquillamente in piedi da soli.

Perché Nolan prende una figura, una storia, un'ambientazione e le mette al servizio di ciò che vuole raccontare lui - cosa che in effetti caratterizza (o dovrebbe caratterizzare) un autore, però beh.

Ecco, con L'Odissea mi aspettavo di trovarmi da quelle parti, con la differenza che parliamo di uno dei miti fondanti della storia umana, occidentale ma non solo (ora parte il dissing con Gilgamesh)

E invece?

E invece personalmente l'Odissea io qui l'ho sentita tutta.

Certo, colma di licenze poetico-narrativo-visive, d'accordo, ma probabilmente è quanto di più vicino a quanto potesse fare un aedo (ἀοιδός) contemporaneo.

Un peplum moderno nel vero senso della parola, asciutto, reale, senza ostentazione di CGI, con la voglia di mostrare l'incredibile e il fantastico ma non troppo, concentrandosi molto sull'aspetto umano, e d'altronde non è forse Ulisse l'eroe "umano" per eccellenza nell'epica?

Per certi versi mentre scrivo ho pensato anche a Tolkien, quando mi sforzo di spiegare perché lo amo tanto mentre apprezzo molto meno il cosiddetto "high fantasy" da lui derivato: c'è un rapporto mistico con il magico, che salvo in qualche caso fondamentale non ti viene mai davvero sbattuto in faccia.

Ecco, Nolan fa proprio questo: dà la sensazione di un mondo reale, di percezione del divino poco esplicita e soprattutto al servizio di una vicenda puramente umana, delle fondamenta del viaggio traslato in racconto per come lo conosciamo...

E in questo senso c'è anche il tratto autoriale del regista, che mette in scena un Ulisse meno palesemente scaltra canaglia e più palesemente un reduce in preda allo stress post traumatico, insomma un Big Boss di Metal Gear Solid (!).

Quindi ti è piaciuto?

Di più. Sul momento ci devo ancora ragionare, ma era davvero parecchio che non mi entusiasmavo tanto per un film, posto che la storia la conosciamo tutti e il build up per il ritorno a casa lo aspettavo con l'acquolina in bocca - e Matt Damon in questo meglio di Kenshiro, diciamocelo.

Cast straordinario, ritmo serrato che non ti fa percepire le tre ore di durata, la colonna sonora di Ludwig Göransson tanto potente e partecipe del tutto che sono a tanto così dal volerne il vinile.

Insomma: magari ne riparliamo a mente fredda, ma per il momento non posso che dirmi felice e ammirato, e di sicuro entra nel novero dei miei film preferiti di Nolan, e probabilmente dell'ultimo lustro.

PS: sulle polemiche relative a casting, etnie e cippa lippa non commento perché non me ne frega una mazza, ciao!