Metal Gear Solid 5 - The Phantom Pain

Le Prime Impressioni (02/09/2015)

Mi sono fermato dopo la quarta missione, ho preso ad esplorare, reclutare tizi / cose / animali a caso man mano che finivo tra i villaggi occupati nei miei giretti.

E mi sono ascoltato tutte le audiocassette sbloccate finora e ripassato in privata sede l'invasione sovietica dell'Afghanistan:

Il dettaglio storico miscelato con la narrativa è fenomenale, ed è una di quelle cose che io non mi stancherò mai d'amare visceralmente di Metal Gear

Esempio non spoiler: dietro il colpo di stato delle Seychelles del '79 (accaduto realmente) a quanto pare c'erano anche Miller e i suoi. Fantasia e realtà che si sposano in modo idilliaco.

Cioè insomma, la firma di Kojima si legge anche in questa competenza e meticolosità storica, nello stile che aveva portato in scena la rivoluzione sandinista in Nicaragua e il disarmo del Costa Rica per Peace Walker (ma qui evidentemente è tutto più grande)

La cosa "furba" è che raccontando lo scenario afgano degli anni '80, Kojima butta lì (manco tanto sottovoce) come terrorismo mediorientale, jihad ed estremismo islamico - faccende quanto mai contemporanee - derivino per buona parte dagli eventi di quel periodo.

Del Prologo non dirò nulla, salvo ribadire quanto è esagerato, quanto sprizzi di kojimità da ogni singolo frame.

Per il resto: beh...sembra costruito apposta per me, assemblando tutto ciò che ho amato di Red Dead Redemption a quella che resta una delle saghe a cui tengo di più.
Le mie uniche, piccole remore fino a questo momento:

  • Le scritte sono piccolissime. Già l'avevo notato in Ground Zeroes, ma in questo frangente c'è molta più roba da leggere, tra Motherbase e tutto il resto, e mi sarebbe piaciuto un sistema per ingrandire il font (sarà che sono un po' ciecato io eh)

  • Nulla togliendo a Sutherland, mi manca un casino la voce di David Hayter.

Impatto

fin'ora, dico solo che è così bello da sentirsi male.

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Seconde Impressioni (10/09/2015)

40 ore e rotte di gioco giocatissimo dopo, posso dirmi...ancora a metà strada.

O almeno credo: al momento in cui scrivo ho appena finito la tremenda, bellissima e tostissima diciottesima missione principale.

Certo, bisogna considerare che ho fatto anche qualcosa come millantamila side ops (missioni opzionali) dedicandomi allegramente anche alla Mother Base e tutte le sue chincaglierie, ma beh...

The Phantom Pain è una droga

Per quanto mi riguarda, l'effetto "ancora 5 minuti e poi spengo" è tranquillamente paragonabile a quello di uno Skyrim, pur appartenendo a tutt'altra risma di gioco

Perché sì, c'è l'open world, va bene, ma non è che sia poi tutto questo open e tutto questo world:

Le aree sono vastissime e curate al dettaglio, certo, ma schematicamente parlando ci troviamo di fronte ad una sequela di avamposti e posti di guardia nella sostanza pressapoco identici, con variazioni giusto in termini di difficoltà, numero di nemici e cosmetica generale.

Insomma, The Phantom Pain è la straordinaria incarnazione moderna del classico gameplay di Metal Gear sapientemente diluito in una farcitura agonistica perfetta e, grazie alle sue possibilità, priva delle tipiche frustrazioni che nei predecessori portavano a lanciare il controller dalla finestra.

Cioè, in soldoni: se in un qualsiasi altro Metal Gear Solid farsi beccare dal nemico significava inequivocabilmente un restart della missione o addirittura di tutto il gioco (almeno per il giocatore più incallito) in The Phantom Pain, escludendo quelle principali, questa pressione la si sente poco o nulla:

  1. Le missioni opzionali non hanno valutazioni, limiti di tempo, un vero inizio o una vera fine: arrivando nella relativa area possono essere affrontate o ignorate a nostro piacere

  2. Le missioni principali sono tutte abbastanza brevi o comunque spezzettate in checkpoint strategici, e soprattutto possono essere rigiocate quando e come si vuole

4 Tempo Paradossi

The Phantom Pain sembra essere stato concepito per fare da contraltare a Metal Gear Solid 4.

Ve lo ricordate MGS4 sì?

Quello osannato fin troppo dalla critica e criticato fin troppo da parte della fan base?

Bene, innegabilmente il più grave difetto del capitolo finale della serie (cronologicamente parlando, s'intende) è l'assenza quasi totale di gioco giocato a scapito di ore e ore di cutscene. Davvero, una roba che Heavy Rain a confronto era Patapon.

The Phantom Pain, specularmente, è al 90% ore ed ore di sontuosissimo gameplay, con la trama, prologo a parte, narrata veramente col contagocce.

E questo, in effetti, inizia ad essere un po' un problemino.

Kaz, si sono fregati la trama!

Intendiamoci: TPP mi sta piacendo a livelli incredibili, portandomi a perdere le ore di sonno come non mi succedeva da anni (e con ogni probabilità è già il gioco con cui ho speso più ore per la PlayStation 3....) però in termini di ritmo narrativo, innegabilmente, qualche problema ce l'ha.

Perché è chiaro, gli altri Metal Gear Solid creavano un altro tipo di legame emotivo, mettendo il giocatore in una condizione di perpetua curiosità mista a stupore

The Phantom Pain, essendo più gioco e meno "film", riesce certamente a tenere viva la curiosità grazie a dei piccoli colpi di genio messi a tradimento qua e la, ma di base la trama è narrata tanto col contagocce che in questa fase centrale riesce difficile assaporarla davvero, e anche se immagino che nelle parti finali (così com'è stato nel prologo) la situazione ritornerà ai soliti fasti Kojimiani, è un po' un peccato dover godersi tutto 'sto ben di dio tramite audiocassette.

Beh, io vado, ho parlato fin troppo e c'è il D-Horse che mi aspetta. Magari risentiamo tra altre quaranta ore.

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Terze Impressioni (25/09/2015)

Sono più 60 ore. Che ho smesso di contare le ore.

Devo ancora raggiungere il "vero finale", per cui preciso che la recensione vera e propria arriverà solo in seguito (quindi tra qualche secolo).

Bene. Inquadriamo subito l'elefante nella stanza:

The Phantom Pain è il Metal Gear Solid peggio narrato di sempre.

Fermi.

So che la tentazione è grande, ma quello che ho appena scritto NON equivale a dire "TPP ha una trama di merda".

Perché non è affatto così.

La storia è intrigante, con dei colpi di scena ben orchestrati e delle chicche mica da poco....il "narrato" di cui sopra è una questione di tempistica, modi e, in sintesi...di regia.

Kojima s'è rimbambito ?

Affatto, seguitemi, è un discorso molto difficile da rendere senza correre il rischio di fraintendersi:

  1. The Phantom Pain è un gioco straordinariamente bello
  2. The Phantom Pain è anche un gioco straordinariamente vasto

Hideo Kojima, suo malgrado, in questa vastità ha letteralmente diluito il suo animo di regista, quasi a voler esorcizzare quel MGS4 che lo aveva concentrato tutto.

Serie TV

Spesso nei miei post ho evidenziato come da qualche anno a questa parte il "vero" cinema passi dalla televisione, dalle famigerate Serie che qualitativamente oramai superano di gran lunga la maggior parte delle produzioni hollywoodiane

Well I try to watch stuff every day, but I’m coming into Breaking Bad a bit late. I just got done with season two of Breaking Bad and that was pretty depressing. I got depressed for like a week. I was very pissed off, because I wasn’t the one to think of that story. That depressed me. The kind of topics they’re handling in Breaking Bad, the way they express them and put them on screen, let’s say I tried to create a game with similar topics and similar expressions, it would be hard to get approval in the company. The way these guys are putting the planning for this project and making it a commercial success – that’s somewhere I feel very jealous as a creator. - Gameinformer

Kojima è uno che di cinema se ne intende parecchio, e come si legge qui sopra, parlando di Breaking Bad, questa piega degli eventi non è sfuggita nemmeno a lui, tanto è vero che lo ha portato ad una sua personale versione di Serie TV.

Perché sì: come i vecchi Metal Gear Solid altro non erano che il sunto tra videogioco e cinematografia, The Phantom Pain è la degna fusione tra videogioco e moderno serial televisivo.

E già qui io parto con un applauso, giusto per ribadire la sempreverde avanguardia della miscela Kojimiana (per quanto anticipata in parte da Rockstar Games).

Il problema

Kojima è un regista da lungometraggio, non da progetto seriale.

È una cosa che non posso fare a meno di ripetermi ad ogni "Continua" e conseguenti titoli di coda posti alla fine di ogni missione:

Kojima sta narrando alla sua maniera, sacrificandosi fin troppo spesso nei ristretti tempi autoconclusivi che si è autoimposto.

E del resto non è certo un caso se le parti narrativamente più belle di The Phantom Pain abbiano un minutaggio decisamente più consistente (basti pensare a quella meraviglia di Prologo).

Come se non bastasse, compensare la marea di cutscene assenti tramite monotone audiocassette (sicuramente anche per ragioni di budget) non è proprio quel che si dice una scelta riuscita...e attenzione, non vale rispolverare Metal Gear Solid 2, perché le audiocassette non riescono nemmeno a replicare il fascino e l'emotività delle conversazioni via codec:

sono dei documenti estemporanei, freddi, privi della benché minima tensione narrativa.

Per intenderci, scene così non le puoi mica fare, con le audiocassette.

Il Troppo stroppia

Non è un caso se qualche giorno fa me ne sono uscito con un post che, citando Nobuo Uematsu, parlava della grandezza dei limiti:

The Phantom Pain, avendoli cancellati (almeno per lo standard della serie) si perde in una certa sconfinata vacuità, e finisce per soffrirne tantissimo.

E sì, lo so: con più tempo e altro budget le cose sarebbero andate diversamente.

Siamo d'accordo, tanto più che il comportamento di Konami si è dimostrato al limite del mafioso nell'ultimo periodo...ma, onestamente, non si può dire che quello per il quinto Metal Gear Solid non abbia rappresentato un investimento gargantuesco, tanto economico quanto in tempi di sviluppo:

le ambizioni di Kojima, al solito, semplicemente hanno sconfinato...solo che, a differenza del passato, a farne le spese sembra essere stata la sua macrostoria.

In ogni caso, ci risentiamo dopo il finale (sperando che Hideo mi smentisca alla grandissima)

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Metal Gear Solid 5: The Phantom Pain - Recensione

Lo dico subito ? Lo dico subito:

The Phantom Pain è una delusione.

The Phantom Pain è uno dei videogiochi più divertenti mai concepiti negli ultimi anni, offre ore ed ore di sano appagamento ludico e moltissime possibilità diverse al giocatore.

The Phantom Pain è anche il capitolo che doveva concettualmente chiudere il cerchio di una delle saghe più importanti della storia dei videogiochi, unendo idealmente la storia di Big Boss a quella che diventerà la storia di Solid Snake.

E non ce la fa.

Si perde, The Phantom Pain, quasi intimidito da quella meta, da quella benedetta Outer Heaven, dal Vaso di Pandora che Metal Gear Solid 4 scoperchiò e dalle conseguenze che hanno cambiato totalmente la percezione di ciò che è stato Metal Gear Solid 3.

The Phantom Pain, narrativamente, è un'espansione di Peace Walker, o poco più.

E anzi, se vogliamo dirla tutta, il vero finale di Peace Walker, con il relativo monologo di Big Boss, era senz'altro più adeguato a terminare il discorso con la sua personalissima saga, esattamente come il finale di Metal Gear Solid 4 chiuse decisamente meglio tutta la serie Metal Gear.

Ludus e Pathos

Quiet
Oh, ma certo che ho una backstory. Ma sei proprio sicuro che non preferiresti vedere qualche altro tipo di back?

Per inciso, non sono tra quei fan che si ostinano a dire "la cosa più importante dei Metal Gear è la trama", non l'ho mai pensato, l'ho sempre trovato un concetto parecchio approssimativo e sono del resto tra quelli che lamentarono l'eccessivo sproloquiare di Metal Gear Solid 4...

Eppure, la componente narrativa è un perno fondante dell'opera Kojimiana, o meglio, il suo integrarsi con l'interazione garantita dal medium videogioco, l'incredibile miscela tra ludico e cinematografico.

E in The Phantom Pain, 'sta cosa non esiste.

Quiet
Ehilà, siamo i due personaggi più carismatici del gioco! Includerei anche Miller, ma il suo essere esagitato alla lunga scassa.

Non saprei dire se è tutta una questione di soldi, se la Konami non c'ha creduto fino infondo e ha messo una data-ultimatum per fare uscire un gioco che a molti saprà d'incompleto, ma sono speculazioni che sinceramente non m'interessano:

Esistono delle motivazioni, certo.
Azioni che generano reazioni, il mondo è così che funziona.

Quello su cui mi concentro, tuttavia, è il risultato, la somma di quello che mi trovo davanti:

un capolavoro di gameplay che lascerà il tempo che trova, privo di quell'epicità e quello spessore che rendono ancora oggi il primo Metal Gear Solid leggendario, pur con tutti i suoi limiti (tecnici e non)

Valutazione

Quiet
Vorresti una trama..eh..dinè...e invece...ti becchi... quattrocentosessanta ore di mie audiocassette autografate e parassitate.

Sostanzialmente, parliamo del più bell'esponente della saga in termini di longevità, tecnica e gioco giocato, quindi la mia opinione risulterà fuori dal coro. Lo comprendo bene.

Perché, interpellando il mio cuore da vecchio fan, emotivamente è di gran lunga il peggior Metal Gear Solid con un numero affianco.

Dovendo fare una media braccobaldica tra questi due cruciali elementi, la mia personale valutazione raggiunge a malapena la sufficienza: 3 su 5.
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E certo, è una valutazione soggettiva. Ci mancherebbe.

Ma chi pretende d'essere depositario dell'assoluta oggettività in una recensione mente sapendo di mentire.

Concludendo in modo lapidale:

The Phantom Pain è fatto per essere un bel gioco per tutti, non per essere l'anello mancante tanto agognato dai fan di Metal Gear Solid.

E stando così le cose, sinceramente, avrebbero potuto chiamarlo direttamente in un altro modo (non fosse servito il nome del franchise per venderlo).