Il problema non è la Fake News, ma chi la legge

Il problema non è la Fake News, ma chi la legge

Storie di bufale

Il problema non è la Fake News, ma chi la legge

L’ossessione collettiva nei confronti del fenomeno delle “Fake News” suona molto come la fanfara successiva al palesarsi della Nemesi…in realtà, come il lettore ben saprà, il fenomeno delle Fake News esiste dall’alba dei tempi e si chiama disinformazione.

L’ “Immacolata” Informazione tradizionale

Il Fatto, Rai News, Libero e altri siti hanno dato ampio spazio alla notizia dell’arresto dei giocatori della nazionale di calcio nordcoreana e alla loro possibile condanna a morte dopo una sconfitta contro la Corea del Sud. Ma la notizia era uno scherzo di un giornale satirico americano.

Prima del web e dell’anglofonia imperante si parlava semplicemente di balle:

In buona o malafede, per calcolo o mero pressapochismo, le balle hanno campeggiato (e tuttora campeggiano) su praticamente ogni organo d’informazione.

Statisticamente, è pacifico supporre che tutti i quotidiani con almeno qualche lustro sulle spalle si siano spesi in svariate rettifiche durante la loro storia, così come per un giornalista la condanna per diffamazione risulta uno dei proverbiali rischi del mestiere, un po' come una multa per un tassista.

Preciso che non voglio assolutamente sparare nel mucchio o dire che i giornali sono brutti e cattivi, anzi:

Tutti prima o poi prendono una cantonata, la differenza passa proprio dal modo in cui si decide di affrontarla dopo.

in Corea persiste l’influenza di una balla risalente a qualche decennio prima dell’avvento di Facebook, ormai incrociata di netto con la superstizione

Girando un attimo attorno alla faccenda, sebbene non strettamente correlata al tema in questione, quanti quotidiani/giornali/tg e riviste continuano a pubblicare con suprema nonchalance la pagina dell’Oroscopo ?

Non che in essa vi sia qualcosa di grave, ma visto che parliamo della libera diffusione di panzane, sarebbe un discorso interessante da affrontare.

Il Famigerato Web

Non dobbiamo lasciare sole le persone che credono a quello che è nel web perché lo dice il web (fonte) — Laura Boldrini

Fa specie leggere simili dichiarazioni da parte della Presidente della Camera Laura Boldrini, a maggior ragione considerando che la stessa è tra i promotori di un buon decalogo che vale la pena citare:

  1. Condividi solo notizie che hai verificato
  2. Usa gli strumenti di Internet per verificare le notizie
  3. Chiedi le fonti e le prove
  4. Chiedi aiuto agli esperti
  5. Ricorda che anche Internet e i social network sono manipolabili
  6. Riconosci i vari tipi e gli stili delle notizie false
  7. Hai un potere enorme, usalo bene
  8. Dai il buon esempio: non lamentarti del buio, ma accendi la luce
  9. Impara a riconoscere gli odiatori e i provocatori seriali
  10. Riciorda che il tuo click ha un valore

(agi)

Più che altro, stupisce l’automatica associazione del fenomeno fake news all’universo sociale di Internet.

Intendiamoci, certo: il web (qui minimizzato a livello social network) può rappresentare un potentissimo megafono per qualsiasi cosa, molto più di un quotidiano convenzionale (specie in un Paese che i quotidiani non li legge più).

È tuttavia sconfortante notare come si tenda sempre a guardare il dito evitando la luna:

Il problema non è tanto la fake news, ma gli occhi di chi la legge e le orecchie di chi l’ascolta.

Se il lettore fosse dotato di mezzi e strumenti per comprendere l’attendibilità di una fonte di notizie, i mefistofelici avvelenatori di pozzi non troverebbero più secchi pronti ad attingere dalle loro acque.

E qui non è tanto il discorso del famigerato analfabetismo funzionale(definizione che per la verità ha fatto più danni che altro, essendo entrata nel lessico del flame e quasi sempre impiegata a sproposito), faccenda che riguarda pure e soprattutto alcune aree degli Stati Uniti

Il problema, semmai, è l’analfabetismo digitale:

Il fatto che un qualsiasi sito in Wordpress passi per attendibile giornale online, che su Internet per tanti, troppi Italiani evidentemente l’abito fa il monaco:

Negli ultimi tempi, lavorando a stretto contatto con l’ambiente dei Social Network, ho avuto modo di vedere di tutto:

Posso confermare che per molte persone questi siti sono considerati più attendibili delle varie testate nazionali e non.

Come si risolve il problema delle fake news ?

Parlando di Internet (forse un po’ cinicamente) possiamo dire che un po’ ci penserà l’anagrafe:

Sebbene non necessariamente culturalmente più elevati dei propri genitori e nonni (anzi), i cosiddetti nativi digitali possono vantare un indubbio vantaggio dettato dall’età:

Il colpo d’occhio.

È molto difficile gabbare con un sito web farlocco qualcuno che con Internet ci è praticamente nato e cresciuto.

Da questo punto di vista, non credo di essere troppo ottimista nel ritenere i giornali online fasulli un fenomeno passeggero di questa stagione del web.

Virale

Diversa storia per quanto concerne meme ed equivalenti:

Come la stragrande maggioranza dei Netflix-dipendenti saprà, l’immagine sopra vede raffigurata Krysten Ritter, attrice protagonista della notissima serie-tv Jessica Jones.

Lo stile dell’assurda trollata è un marchio di fabbrica di diverse pagine a sfondo satirico-umoristico, categoria alla quale “Avanguardia Nera” forse apparteneva (posto che non si sia appropriata di un meme realizzato altrove), eppure possono essere prese seriamente, e utilizzate anche come arma politica e strumento d’ingiuria (ergo vere e proprie fake news)…cosa che, per la verità, quando il buon gusto va scemando succede almeno dai tempi dei giullari medioevali (o a Charlie Hebdo, per stare sul contemporaneo).

Caso analogo (ma indubbiamente più sagacemente indovinato) quello legato all’attore Samuel L. Jackson e l’ex cestista Magic Johnson, da molti ignari italiani scambiati effettivamente per “immigrati nullafacenti”.

Anche qui subentra il discorso del colpo d’occhio, e la necessità di un minimo “d’ambientamento” in piscina prima di mettersi a nuotare nell’oceano di Internet, programma da destinare magari proprio a chi per anzianità o scelte personali ha scoperto il web comprando uno smartphone un paio d’anni fa.

Hate Speech

Potrà sembrare una divagazione, ma spostiamoci un attimo dal soggetto e allarghiamo il campo:

Dando una rapida occhiata alle varie nazioni elencate qui, dovrebbe balzare alla vista una certa assenza importante…

Ebbene sì:

In Italia non esiste alcuna legge per regolamentare il “linguaggio dell’odio”, o Hate Speech.

Va detto che nell’Ottobre del 2016 è stata avanzata una proposta di legge in merito (Atto Camera 4077), e per la verità mi risulta un po’ criptico comprenderne i destini, visto che cliccando su “Esame in Commissione” ci si ritrova di fronte una mesta pagina bianca, seguita da altre che non lasciano proprio ben sperare:

Esattamente un anno dopo, siamo ancora qui.

e con un vicepresidente del Senato della Repubblica così.

Che relazione c’è tra Fake News e Hate Speech ?

In una parola, la reazione.

Stando ai meme citati sopra come esempio, il problema non è tanto legato alle sciocchezze che andavano rappresentando ma, come detto, al fatto che esiste gente che ci ha immediatamente creduto e, soprattutto, alle reazioni scomposte e becere generatesi in conseguenza:

(altro caso analogo)

Che un soggetto non creda all’allunaggio e predichi il terrapiattismo è certamente un problema.

Che questo lo porti ad insultare il prossimo con la furia delirante di un macaco in calore è ben peggio.

Questione d’educazione e moderazione

Il Daily Mail del 2013 aveva già le idee abbastanza chiare in proposito

Negli internet forum, che andavano per la maggiore nel web antecedente all’avvento dei social network, esiste una struttura gerarchica e un sistema di moderazione decisamente più efficiente di quello (per esempio) di Facebook, che tuttavia si ritrova a far fronte a numeri spropositati:

Nel giugno 2017, Facebook contava più di due miliardi di utenti attivi in tutto il mondo.

Circa il quadruplo del numero degli abitanti dell’Unione Europea.

E questo, nei fatti, significa che aldilà di quanto già detto (educazione, leggi locali) la questione è e sarà sempre nelle mani di una o più aziende private, e il futuro dipenderà esclusivamente dal loro (presunto?) senso etico.


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